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LA SEPARAZIONE DEI CONIUGI - regolamentazione

Paiano Davide
Pubblicato da in news · 8 Aprile 2020


La separazione personale dei coniugi è regolamentata dalle norme del codice civile (artt. 150 ss.), dal codice di procedura civile e da una serie di norme speciali.
 
La separazione - diversamente dal divorzio - non pone fine al matrimonio, ma incide su alcuni effetti (scioglimento della comunione legale dei beni, cessazione degli obblighi di fedeltà e di coabitazione), mentre altri sono disciplinati in modo specifico (m riferisco in particolare al dovere di mantenere il coniuge più debole e al dovere di mantenere, educare ed istruire la prole).
 
La separazione legale - a differenza della separazione di fatto, che non produce alcun effetto giuridico e non rileva per la successiva richiesta di divorzio, anzi potrebbe essere motivo di addebito della separazione giudiziale in caso di allontanamento di uno dei due coniugi dall'abitazione familiare o di instaurazione di relazioni extra-coniugali - incide profondamente sui rapporti personali e patrimoniali tra marito e moglie e tra genitori e figli.
 
La separazione legale dei coniugi può essere consensuale o giudiziale.
 
La separazione consensuale si configura in caso di accordo tra i coniugi sugli aspetti fondamenti legati alla separazione: questioni patrimoniali, eventuale mantenimento del coniuge debole, mantenimento dei figli, modalità di frequentazione figli - genitore non collocatario, assegnazione della casa familiare.
 
L’iter processuale della separazione consensuale è relativamente snello, concretizzandosi nel deposito del ricorso, nella comparizione in Tribunale e nella successiva omologa delle condizioni concordate tra le parti.
 
La separazione giudiziale ricorre nel caso in cui non vi sia accordo tra i coniugi.
 
La separazione giudiziale può contenere la richiesta di addebito della separazione, ossia l'accertamento della violazione degli obblighi che discendono dal matrimonio (fedeltà, coabitazione, collaborazione tra i coniugi, mantenimento e cura della prole) e l’efficacia causale di questa violazione nella cessazione del rapporto di coppia; l’eventuale addebito preclude la possibilità di ottenere l'assegno di mantenimento e incide sui diritti successori del coniuge.
 
Le condizioni di separazione possono essere modificate - sia in caso di separazione consensuale sia in caso di separazione giudiziale - qualora intervengano nuove circostanze di fatto e di diritto che lo giustifichino (quali, per esempio, un importante incremento del reddito o, viceversa, una grave diminuzione, il mutamento delle condizioni di lavoro, l’instaurazione di una stabile convivenza).
 
La modifica può attenere tanto le statuizioni relative al mantenimento, quanto quelle relative alla frequentazione dei figli o all'assegnazione della casa familiare.
 
La modifica delle condizioni di separazione può avvenire per iniziativa di uno dei coniugi - che dovrà quindi dar prova dell’intervenuto mutamento delle circostanze - oppure su accordo tra le parti, che può essere stragiudiziale o, se necessario, attuato mediante un ricorso giudiziale congiunto.
 
Alcuni brevi cenni in merito agli aspetti statisticamente più problematici.
 
L'affidamento dei figli - oggetto recentemente di una notevole evoluzione in virtù della disciplina introdotta dapprima dalla Legge n. 54/2006 e poi dal D.Lgs. n. 154/2013 - trova la sua norma base nell’art. 337 ter c.c. che stabilisce, in primo luogo, che il figlio minore ha il “diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.
 
La regola generale è l’affidamento condiviso a entrambi i genitori, salvo che il giudice ritenga sussistano i presupposti per l’affidamento esclusivo ad uno dei due.
 
In ogni caso, il giudice determina le modalità della permanenza dei figli presso ciascun genitore e fissa la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione della prole.
 
Generalmente, il genitore non affidatario o presso il quale la prole non sia stata prevalentemente collocata è tenuto a versare un assegno di mantenimento per i figli, determinato in considerazione delle esigenze dei figli e del loro tenore di vita, dei tempi di permanenza presso ciascun genitore e delle loro risorse economiche.
 
In caso di presenza di figli minori o non economicamente autosufficienti, la casa familiare viene di regola assegnata al genitore presso cui sono collocati prevalentemente.
 
Tale principio trova il fondamento nell’interesse superiore della salvaguardia dei figli, sempre valutata con priorità rispetto agli interessi personali dei genitori.
 
Qualora uno dei coniugi non abbia adeguati redditi propri, il giudice può porre a carico dell’altro un congruo assegno di mantenimento.
 
Tale assegno è di regola corrisposto mensilmente e, in caso di inadempimento, il beneficiario può chiedere il sequestro di parte dei beni dell'obbligato oppure che sia ordinato a terzi (di norma, il datore di lavoro del coniuge obbligato) il versamento diretto della somma dovuta.
 
Devono anche tenersi in conto le eventuali conseguenze penali del mancato versamento dell’assegno di mantenimento.
 
Il Decreto Legge 132/2014, convertito con la Legge 162/2014, ha introdotto nel nostro ordinamento due ulteriori procedimenti per addivenire alla separazione, così come alla cessazione degli effetti civili o allo scioglimento del matrimonio o alla modifica delle condizioni di separazione o divorzio.
 
Si tratta, in sintesi, della convenzione di negoziazione assistita da almeno un avvocato per ciascuna parte e della procedura innanzi all’Ufficiale di stato civile del Comune di residenza o del Comune presso cui è iscritto o trascritto l’atto di matrimonio.
 
Quanto alla negoziazione assistita, si segnala che, dopo il perfezionamento dell’accordo, sono necessari il nullaosta del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale competente, qualora non ci siano figli minori o maggiorenni economicamente non autosufficienti o maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave, subordinato alla verifica della assenza di irregolarità, o l’autorizzazione dello stesso Procuratore, in caso di presenza di figli minori o maggiorenni economicamente non autosufficienti, maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave, previa verifica della rispondenza dell’accordo all’interesse dei figli.
 
Quanto alla procedura innanzi all’Ufficiale di stato civile, in cui l’assistenza dell’avvocato è solo facoltativa, si evidenzia che non è esperibile in caso di presenza di figli minori, maggiorenni economicamente non autosufficienti o maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave, e che in ogni caso gli accordi conclusi con tale modalità non possono contenere patti di trasferimento patrimoniale.  


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