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L’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO: la normativa vigente

Paiano Davide
Pubblicato da in news · 9 Aprile 2020


La figura dell’amministratore di sostegno è stata introdotta nel nostro ordinamento dalla Legge n. 6 del 9 Gennaio 2004 allo scopo di affiancare ai tradizionali strumenti dell’interdizione e dell’inabilitazione un istituto più flessibile, con “la finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente”.
 
La nomina dell’amministratore di sostegno può essere disposta a favore di colui “che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi”.
 
Accanto quindi ad un requisito soggettivo (ossia, un’infermità o una menomazione fisica o psichica), è previsto un requisito oggettivo (ossia, l’impossibilità di provvedere ai propri interessi), legati da un rapporto causale.
 
La nomina può essere richiesta, oltre che dal beneficiario stesso della misura, anche da tutti i soggetti indicati dagli artt. 406 e 417 c.c.: il coniuge, la persona stabilmente convivente o unita civilmente; i parenti entro il quarto grado; gli affini entro il secondo grado; il tutore dell’interdetto; il curatore dell’inabilitato; il Pubblico Ministero; i responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona.
 
Il procedimento di nomina si apre con il deposito di un ricorso presso il Tribunale (ufficio del Giudice Tutelare) del luogo di residenza o domicilio del beneficiario.
 
Oltre ai requisiti formali imposti dall’art. 407 c.c., il ricorso deve contenere le ragioni per cui si richiede la nomina dell’amministratore di sostegno e deve essere accompagnato dall’allegazione di quanto necessario per ricostruire la situazione reddituale e patrimoniale del beneficiario e le sue condizioni di vita.
 
L’istruttoria del procedimento prevede, in primo luogo, che vengano informati tutti i soggetti legittimati a chiedere la nomina dell’amministratore di sostegno - i quali possono formulate eventuali contestazioni e/o osservazioni - e, in secondo luogo, che il Giudice proceda all’audizione del beneficiario, eventualmente recandosi presso il luogo in cui si trova.
 
Il Giudice può disporre qualsiasi accertamento di natura medica e, comunque, necessario ai fini della decisione e provvede con decreto motivato e immediatamente esecutivo.
 
Nei casi di particolare urgenza, il Giudice può anche procedere alla nomina di un amministratore di sostegno provvisorio e, all’esito dell’istruttoria, confermare, modificare o revocare con decreto il precedente provvedimento.
 
La normativa vigente evidenzia che la scelta dell’amministratore di sostegno avvenga “con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi della persona beneficiaria”.
 
Secondo l’art. 408 c.c., il Giudice deve innanzitutto dare priorità all’eventuale designazione fatta dal beneficiario stesso in un atto pubblico o in una scrittura privata autenticata oppure rappresentata nel corso del procedimento.
 
In mancanza di designazione o comunque in presenza di gravi motivi, il Giudice procede alla nomina di un soggetto diverso, dovendo preferire, se possibile, il coniuge che non sia separato legalmente o la persona stabilmente convivente; il padre, la madre, il figlio, il fratello o la sorella; il parente entro il quarto grado; il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata; inoltre, in caso di opportunità o comunque in presenza di gravi motivi, il Giudice Tutelare può nominare un soggetto terzo di propria fiducia, generalmente individuato negli appositi elenchi istituiti presso i Tribunali.
 
Il decreto di nomina deve indicare, in virtù di quanto previsto dall’art. 405 c.c., le generalità della persona beneficiaria e dell'amministratore di sostegno; la durata dell'incarico, che può essere anche a tempo indeterminato; l'oggetto dell'incarico e degli atti che l'amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario; gli atti che il beneficiario può compiere solo con l'assistenza dell'amministratore di sostegno; i limiti, anche periodici, delle spese che l'amministratore di sostegno può sostenere con utilizzo delle somme di cui il beneficiario ha o può avere la disponibilità; la periodicità con cui l'amministratore di sostegno deve riferire al giudice circa l'attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario (nella prassi, l’amministratore è tenuto in primo luogo al deposito di un inventario al momento della nomina e, successivamente, di un rendiconto ogni tre, sei o dodici mesi).
 
In concreto, l’incarico dell’amministratore attiene sia agli aspetti più prettamente personali (scelte sanitarie, rapporti con il personale medico, ...), sia agli aspetti sociali (scelta del luogo di residenza, ricerca di un lavoro, ...), sia alla cura e conservazione del patrimonio (gestione di stipendi, pensioni, investimenti e beni immobili) allo scopo di evitare dispersioni e al contempo soddisfare le necessità ordinarie.
 
Per il compimento di alcuni atti nell’interesse del beneficiario è previsto che l’amministratore di sostegno sia preventivamente autorizzato dal Giudice Tutelare o dal Tribunale.
 
L’incarico dell’amministratore di sostegno è tendenzialmente gratuito, ma è previsto che il Giudice, considerata l’entità del patrimonio del beneficiario e la difficoltà dell’amministrazione, possa liquidare in favore dell’amministratore un’equa indennità.


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